Monday, March 31, 2003

va bene, scusate che non scrivo da giorni e giorni ma ho avuto un sacco da fare. Strano ma vero da quando ci hanno dato il riconoscimento si lavora veramente e quindi tra Cairo e Sohag sono piuttosto presa. Al Cairo stiamo aprendo un ufficio con l'ong Movimondo e devo dire che è proprio un bell'appartamento. Dovremmo trasferirci il 7 aprile e abbiamo un padrone di casa veramente civilissimo che ci aiuta in tutto. Non perchè anche gli egiziani non siano civili ma fino ad ora per la ricerca dell'ufficio eravamo incappati male. Il nostro broker, un certo Badr, non ne poteva più e lui stesso ci sconsigliava di prendere gli uffici che ci mostrava appena conosceva meglio i proprietari. Questo ufficio è la ex-casa di Paola Piras che parte per il Vietnam. per recuperare dalle fatiche cairote sono andata un weekendino a Hurgada, o meglio ad Al Quseir in uno di questi resort lussuosissimi, certo Movenpick e devo dire che era veramente una meraviglia. Due giorni di dormite, pesce alla griglia e kir al tramonto. Un silenzio quasi troppo forte col fatto che oltre al deserto e al mare lì non c'è proprio nient'altro. Eravamo io e Gaia che perfortuna è pigra come me e quindi abbiamo evitato tutte le attività ricreative e ci siamo sparate solo la jacuzzi. Ma voi lo sapevate che oramai la jacuzzi ce l'hanno tutti? La si trova in tutte le gym e negli alberghi. Oramai è mainstream e noi ci adeguiamo subito. Questo è il resort dove pensavo di portare mia cugina Francesca con Vittoria visto che hanno anche la babysitter e il kids club. Al momento pare che qui in Egitto non viene nessuno, ma vi sbagliate perchè vi assicuro che la situazione sebbene tesa è assolutamente non pericolosa. Il nostro nuovo ufficio è dietro l'ambasciata italiana e nel quartiere di quella inglese e americana quindi in effetti in questi giorni è pieno di polizia e ci vuole un sacco per districarsi tra i picchetti e le strade chiuse. Tutte le manifestazionioni finora sono state disperse a manganellate e hanno anche arrestato due membri del parlamento. ovviamente le guerra non piace a nessuno ma non credo che ci saranno veri rischi per gli stranieri.

Friday, March 14, 2003

Cari amici, visto che io non faccio nulla di avvenutoroso vi mando le avventure della mia amica Gabriella in Congo. Non vi viene voglia di andare subito lì? Non vogliamo organizzare un bel charter e trasferirici tutti? Ah, l'Africa....
lasciamo raccontare Gabriella............
Sono stata a Bunia una decina di giorni, giusto giusto poco prima che scoppiasse l'ennesimo casino! e sicuramente e' stata finora l'esperienza piu' bella che ho vissuto dal mio arrivo in congo.
Ma cominciamo dall'inizio...
La partenza da Goma a Bunia e' per la mattina presto, piove... l'aereoplanino romba sulla pista... torna indietro all'hangar! Problemi tecnici e serve un pezzo di ricambio che arrivera' solo in serata; quindi, ciccia per oggi, domani mattina se ne riparla!
Cosi si torna in albergo, scelto dopo vari tentativi come sapete, ma molto carino con la stanzetta a mo' di casina con anche il giardino davanti! Addirittura la tv che mi permette di farmi quattro sghignazzate con un film la sera e vedermi soprattutto un telegiornale che non vedo ormai da settimane! A kinshasa a volte si riesce a vedere il tg della rai via internet, si blocca spesso l'immagine o l'audio ma almeno riesco ad avere qualche notizia dal bel paese... ma a proposito, la domanda sorge spontanea, chi ha vinto sanremo?!
Torniamo a noi... passo la giornata all'internet cafe' per cercare di sbrigare almeno un po' di posta di lavoro e smanetto in camera visto che continua a piovere.
La sera si mangia in una gigantesca e molto bella payotte gestita da un italiano e riesco a divorare una pizza quasi vera e bere addirittura un fernet (era il minimo che ci volesse per digerirla!).
Finalmente l'indomani io, Fosca e il boss Claudio si riesce ad arrivare nella ridente bunia. Che tristezza... un aereoporto fantasma dove gli impiegati sono seduti in stanze enormi diroccate e senza nulla dentro, cercando di scroccarti tutto quello che possono. E tu li, con le tue cartacce piene di timbri per i lasciapassare (teoricamente siamo sempre in congo, ma le zone geografiche sono comunque gestite da governanti differenti che vanno, piu' o meno e a tempi alterni, daccordo tra loro) e ogni scusa e' buona per inventarsi una nuova regola appena nata dove il tuo timbro non vale piu' e chiaramente "te ghe de paga'"!
Dopo piu' di un'ora e cinque cristiani che ci hanno spillato tanti bei dollaroni, finalmente riusciamo ad uscire.
Bunia e' una cittadina che una decina d'anni fa doveva essere stata anche carina, mentre ora e' un accampamento di militari di ogni genere e tipo e nell'aereporto stesso c'e' un campo con tanto di carri armati e torrette di controllo.
Non c'e' che il ricordo di un asfalto fatto tanto tempo fa ma ora ricoperto di buche e di terra. Valerio, il logista, ci accoglie all'aereoporto mentre in ufficio ci attende Silvia, la capoprogetto. Sono entrambi giovani ma grintosi, Silvia ha solo 27 anni ed e' uno scatolino, Valerio e' grande e grosso e si e' fatto da poco musulmano.
Chiaramente, nonostante i suoi 34 anni, ha gia due mogli e 4 figli, tutti fuori dal congo.
L'ufficio e' accogliente e pieno di personale locale. Ci fanno tutti una grande festa e in particolare i due contabili che mi aspettavano sono un po' intimiditi. Sembrano cip e ciop, o forse i due carabinieri, uno scrive e l'altro legge ma nei giorni successivi mi rendo conto che sono validi e si compensano bene uno con l'altro effettivamente!
Si comincia subito a lavorare ma il bel fresco di goma e' solo un ricordo anche se non fa caldo come a kinshasa. La giornata vola e finalmente si va a casa. Davvero grande e bella, ben organizzata soprattutto per le emergenze con grandi scorte di viveri, cisterne d'acqua e carburante. L'unico neo e' che il solo mezzo di comunicazione con l'esterno e' il satellitare e per le zone limitrofe le radio che ognuno ha con se'. "Papa India" seguita da un numero progressivo e' la sigla usata per riconoscersi. Ho sempre adorato "giocare" con le radio anche se non ho mai imparato davvero ad usarle sul serio, dovro' trovare qualcuno che faccia un fioretto e me l'insegni; cosi come guidare l'auto con il 4x4...
Gia dal primo giorno l'aria che tira tra i colleghi, cioe' tra Silvia e Valerio contro Fosca, si taglia con il coltello. Fosca infatti ha fatto finora la pseudo coordinatrice ma non e' stata particolarmente amata da nessuno, ne' colleghi ne' personale locale. Lei se n'e' resa finalmente conto dopo mesi perche' silvia gliel'ha sbattuto in faccia qualche tempo fa e Fosca tutt'ora si sta leccando le ferite. Infatti dopo il primo giorno, inizia a stare male e si mette a letto con vomito e mal di testa per il resto dei due giorni che doveva rimanere. Fosca mi aveva raccontato a Kinshasa la sua versione dell'esperienza che aveva fatto come coordinatrice ma come sempre bisogna sentire le due campane e chiaramente non collimano mai e dopo la sua partenza silvia e valerio si sfogano con me!
Claudio e anche la sottoscritta pompano come dei matti da mane a sera, anzi notte! I poveri valerio e silvia sono cotti e noi pure. Finalmente fosca e claudio se ne vanno mentre io rimango a fare l'ospite ben oltre i mitici tre giorni, sperando di non puzzare come i pesci!
Devo dire che sono stata proprio bene con tutti loro, sia i due baldi giovani che il personale locale lavorando duro ma sempre in un ottimo clima. E la settimana vola via purtroppo.
Il venerdi Silvia mi propone di andare con loro a fare un'inchiesta nutrizionale sui bambini in un villaggio non molto lontano.Il progetto che segue lei infatti e' per l'emergenza nutrizionale dell'infanzia e sta facendo queste inchieste per avere dati da fornire al finanziatore per decidere dove aprire i nuovi centri. Accetto con entusiasmo, queste sono le uniche rare occasioni che si propongono a noi amministratori per togliere il sedere dalla sedia dell'ufficio e vedere cosa succede fuori sul terreno, traducendo i numeri in azioni. Mi sento quasi un po' in colpa perche' so' che devo fare un sacco di lavoro e il tempo che rimane non e' molto ma la voglia di capire qualcosa in piu' del progetto e' una tentazione troppo forte. Mai rimandare a domani ecc. ecc. Cosi per tagliare la testa al toro propongo a silvia di fare in auto una parte del corso di amministrazione, quella solo di chiacchiere diciamo, indispensabile ma che non necessita di supporto se non la lingua (mia!) e le orecchie (sue!). Silvia accetta entusiasta cosi da poter anche lei condividere con qualcuno di nuovo il frutto del suo lavoro.
La mattina levataccia all'alba ma quando siamo pronti per muovere il convoglio di tre auto piene di personale, via radio ci comunicano che la strada non e' sicura, ci sono stati degli scontri ed e' meglio aspettare.
Silvia e' sulle spine. L'appuntamento al villaggo era per le otto e ci vogliono quasi due ore per arrivarci, tra strada disastrata e continui posti di blocco. Dopo interminabili attese via radio finalmente arriva l'ok dopo un paio d'ore e si parte. La fortuna stavolta e' con noi e non ci fermano a nessun posto di blocco. Le auto sono cariche dentro, e fuori nel cassone sono sedute almeno altre 6 persone che mangiano la polvere della strada.
Finalmente arriviamo al villaggio dove c'e' una missione di padri bianchi che hanno costruito un centro di sanita' nello stile tipico missionario, a mattoncini rossi. La delusione di silvia e' evidente, ad attenderci solo una ventina di mamme con bimbi di varie eta', e lei mi spiega che generalmente arrivano invece a centinaia ma forse il ritardo e' stato tale che la gente si e' stufata e se n'e' andata... ma no! arrivano invece! si vede che la voce del nostro arrivo e' gia giunta nei dintorni e lentamente ma in maniera continua arrivano donne e uomini di tutte le eta' con i loro figli o nipoti attaccati chi al collo, chi alla schiena, chi gia cammina.
A silvia si illuminano gli occhi e si inizia a preparare tutta l'attrezzatura. Il nostro personale si cambia mettendosi i camici e le magliette di coopi e allestiscono sotto gli alberi di mango le pese per i bimbi (dei dinamometri con un'imbracatura per infilare il bambino) e nelle verande del centro di sanita' i metri per misurare l'altezza. Il "rito" dura parecchio perche' bisogna preparare le schede da riempire, i misuratori della circonferenza delle braccia dei bimbi e mettere le pese all'altezza degli occhi dei nutrizionisti che pesano i bimbi, ma non troppo basse che altrimenti i piu' grandi toccano per terra con i piedi.
La gente accampata nel cortile della missione aumenta a vista d'occhio, direi che sono gia piu' di 200. Il coordinatore dei nutrizionisti, che ha la ciacera facile e le fisique du role, fa un bel discorso in lingua swahili (qui non si parla il lingala come a kinshasa) che soprattutto le donne seguono con evidente interesse.
Iniziano le "danze" e, come potete vedere dalle foto che vi ho allegato, il percorso obbligatorio inizia con il riempimento di una scheda per ogni bimbo partendo dall'eta' (chi la sa'!), viene poi pesato, presa la circonferenza del braccio; passa poi al secondo padiglione dove misurano l'altezza tenendolo fermo in verticale o in orizzontale a seconda chiaramente dell'eta', visitato per vedere se ha evidenti segni di denutrizione (capelli chiari o quasi bianchi, macchie o croste sul corpo, piedi gonfi), dopodiche' silvia o chi per lei, verifica e incrocia i dati e decide se e' un caso da ricoverare nei centri, fare una distribuzione di cibo ad hoc presso la casa oppure nulla.
Rimaniamo li per alcune ore, tra le grida o le risate dei bimbi e il ciacolare degli adulti, tra i colori e gli odori di questa gente che continua ad arrivare.
Alle due siamo a pezzi e con lo stomaco che urla vendetta. I preti ci offrono un po' di cibo congolese e mentre il personale locale continuera' ancora per un'oretta prima di cominciare a smontare tutto l'ambaradan, noi "musungo" (bianchi) rientriamo a bunia con il primo carico di adulti e bambini da ricoverare.

Alla prossima, bacioni!
Voice of africa

Monday, March 10, 2003

Finalmente è tornato il caldo. Non siamo ancora proprio caldissimi ma si sta molto meglio. Sopratutto la notte non si è più costretti a gelare sotto cumuli di coperte. Per festeggiare la primavera me ne sono andata a Luxor con Gaia e Emanuela e devo dire che è stato proprio un gran bel weekendino. Siamo partite all’alba di venerdi e siamo arrivate allo Sheraton alle 10, in tempo per una lautissima colazione. Poi ci siamo messe in piscina dove ci siamo bruciate al sole come delle cucuzze e poi via a dormire il pomeriggio come ciocchi. Serata al mercato, con acquisto di due tovaglie damascate, e al tempio di Luxor che è spettacoloso anche la sera. Al ritorno all’albergo prendiamo un calesse per fare una cosa romantica ma invece becchiamo un cavallo timido che si ferma a ogni auto e quindi il tragitto diventa lunghissimo. Ma non importa perchè si vedevano in cielo orione e lo scorpione e cassiopea in modo meraviglioso. Poi cena indiana ottima e di nuovo a letto a ronfare. Il mattino dopo la brava Gaia si è fatta un giro alla valle dei re mentre io e Manu ci riposavamo ulteriormente sulla terrazza dell’albergo che da sul Nilo e ha un panorama rilassantissimo. Quando è tornata Gaia siamo andate a pranzo da Ali Baba, graziosissima terrazza davanti al tempio di Luxor e abbiamo mangiato modestamente ma bene. Alle 4 io mi faccio portare alla stazione e prendo un trenino di seconda classe per Sohag. Efficentissimo, arrivo a casa alle 8. Qui a Sohag solita morte civile. La mia gatta era sparita da qualche giorno ma perfortuna è tornata ieri notte, facendomi alzare al buio. Ma non ho resistito appena ho sentito il suo miagolio notturno. Adesso come al solito sembra Attila in campagna di conquista, preferibilmente del tavolo dove io lavoro e mangio. La povera Jessica non ne può più e quindi me la porterò al Cairo e cerchero di tenerla il più possibile in città. L’unica cosa positiva di Sohag è la tv satellitare dove oggi ho visto i soliti video musicali, mio unico svago. Consiglio il bellissimo shape, delle sugarbabes.

Monday, March 03, 2003

Carissimi, mi rendo conto che da un pò non racconto nessuna avventura particolare ma oggi l’unico brivido che posso avere è quello di comprare i limoni e quindi non mi sembra materiale adatto. Sono da un’ora alla mia scrivania con la finestra aperta davanti a me, su una giornata perfortuna bellissima, e sto cercando di aguzzare le orecchie per cogliere il grido di laimuuun!
Per ora ho sentito batatteeee, cioè patate, e poi il grido di un signore che arriva tutti i giorni in motococletta tirandosi dietro un carretto pieno di una roba che sembra lana grigia ma tipo quella per pulire le pentole. Non ho ancora capito a che serve. Tra l’altro proprio qualche giorno fa ho beccato al volo uno che reclamizzava “vecchia!!” cioè un robivecchi, e gli ho fatto svuotare finalmente il balconcino che era pieno di robaccia degli inquilini precedenti. Vecchi cuscini e giornali e vasi di plastica con ancora i tronchi di piante morte. Alla fine della raccolta il bravo vecchietto mi fa “3 pounds” e io subito tiro fuori il portafoglio pensando che fosse la tariffa da pagargli perchè mi sbarazzasse della robaccia. Invece era quello che lui voleva dare a me, come acquisto di roba che presumibilmente pensa di rivendere. Insomma son qui che aspetto e vedo il mondo che mi passa sotto casa, questo è il vantaggio in un paese dove molte donne non escono spesso di casa e quindi i venditori vanno da loro, girando i quartieri tutto il giorno e incrociando le grida. Senza dimenticare il casino che fanno i venditori di bombole di gas che battono una chiave inglese sulle bombole piene per attirare l’attenzione. Sotto ogni finestra c’è un bel cestinetto, a volte anche più d’uno e i venditori riempiono quello con gli ordini delle donne, che in cambio mandano giù i soldi. Il venditore di patate e verdure è più sofisticato e manda suo figlio a bussare a tutti i campanelli con le offerte del giorno. Il piccolino deve avere 6 o 7 anni ed è sveglissimo e gran lavoratore. Il tutto mi ricorda i racconti dei bassi napoletani, dove abitavano donne che non avevano mai visto il mare.